Fede e capelli

Fede e capelli

Tempi difficili per i barbieri di ebrei ortodossi. È assolutamente proibito usare il rasoio per la barba, sia per la Torah, sia per la Mishna – uno dei testi fondamentali dell’ebraismo – sia per la Cabala, che la considera santa. Dopotutto tutti i profeti e i patriarchi avevano una folta barba. L’accorciarla costituisce un grave peccato, tranne per gli ebrei chassidici italiani. Per l’ebraismo ortodosso è anche obbligatorio per i maschi far crescere sin da piccolissimi i peyot (“boccoli”) ai lati delle tempie. I bambini ebrei delle famiglie ortodosse devono lasciarsi crescere i capelli sino all’età di tre anni. Poi, secondo la tradizione, il padre invita i membri della famiglia a tagliare ciascuno una ciocca di capelli al bambino, lasciando solo i peyot, che rimarranno lunghi per tutta la vita e che dopo la pubertà si uniranno alla barba.

È uno dei segni più caratteristici degli ebrei ortodossi. Forse l’unico che li distingue dagli altri. Infatti, gli ebrei sono quattordici milioni nel mondo, ma solo una piccola parte, circa due milioni, può essere riconosciuta subito anche visivamente. La maggioranza degli ebrei non ha segni distintivi esteriori. I peyot sono dapprima solo capelli (nell’età impubere) e poi misti a barba. Possono essere anche molto lunghi. Secondo Maimonide rasarsi ai lati delle tempie è un uso pagano.
Difficili sono le regole per i rasoi ebraici. Infatti, il rasoio elettrico Philishave con lame rotanti fu inventato proprio da un ebreo ortodosso olandese, Alexandre Horowitz. Un rasoio kosher, secondo la legge ebraica. Quello adatto per gli ebrei ortodossi, per una semplice regolata ai baffi quando interferiscono con la bocca nel mangiare, deve avere le lame secondarie rimosse. Le lame del rasoio non possono toccare la pelle in cinque punti. Esistono due vere e proprie enciclopedie di più di 1000 pagine solo sul come poter trattare religiosamente la santa barba.

Nel Cattolicesimo, con la lettera apostolica in forma di motu proprio Ministeria Quaedam “con la quale nella Chiesa Latina viene rinnovata la disciplina riguardante la prima tonsura, gli ordini minori e il suddiaconato”- del 15 agosto 1972 – papa Paolo VI abolì il rito della prima tonsura:
Da quel momento, tuttavia, alcuni istituti sono stati autorizzati a utilizzare la prima tonsura clericale, come ad esempio la fraternità sacerdotale di San Pietro (1988), l’Istituto di Cristo Sacerdote e Re (1990) e l’amministrazione apostolica personale San Giovanni Maria Vianney, (2001).

Nel Buddhismo la tonsura è una parte del rito di pabbajja per diventare un monaco. Questa tonsura è rinnovata spesso per mantenere il viso rasato e la cute del cuoio capelluto completamente calva. Alcuni monaci buddhisti cinesi hanno sei, nove o dodici punti neri nella parte superiore dello scalpo, come risultato della combustione del cuoio capelluto con la punta di un bastone d’incenso fumante. «Soli venite qui, radetevi il capo e la barba». Sono le parole del testo sacro Vinaya Pitaka. Un monaco buddhista si rade per la prima volta durante la cerimonia d’iniziazione. Rinunciando ai propri capelli e alla barba il novizio dimostra di essere pronto ad accettare uno stile di vita più semplice. La tonsura è una delle 227 regole della vita monastica descritta nel Vinaya Pitaka. Violare almeno novanta di queste regole vuol dire provocare una rinascita sfavorevole, come star seduto con una donna all’aperto uccidere un animale o avere una sedia o un letto con gambe più alte di venti centimetri.

Nell’Induismo, il concetto alla base è che i capelli costituiscono una simbolica offerta agli déi. In India – a Tirumala – c’è il tempio Tirumala Venkateswara nei pressi di Tirupati, dedicato al dio Venkateswara, dove i pellegrini si radono a zero. Il tempio raccoglie una tonnellata di capelli il giorno, poi venduti per sei milioni di dollari all’anno. Questo rappresenta un vero e proprio sacrificio di bellezza e in cambio ricevono benedizioni in proporzione al loro sacrificio. Il taglio di capelli (in sanscrito cuda karma, cuda karana) è uno dei tradizionali riti di passaggio detti samskara, eseguiti per i bambini: «secondo l’insegnamento dei testi rivelati, il Kudakarman (tonsura) deve essere eseguita, per ragioni di merito spirituale, da tutti gli uomini nati due volte nel primo o nel terzo anno». In alcune tradizioni la testa è completamente rasata mentre in altri è lasciato un piccolo ciuffo di capelli chiamato sikha. Nel movimento Hare Krishna di origine induista il sikha è l’appiglio per Krishna. Consiste in un ciuffetto di capelli risparmiato alla rasatura totale, segno di rinuncia alla vita mondana. Al momento di passare a miglior vita, Krishna afferra i suoi fedeli da questo ciuffetto posto poco sopra la nuca. Le vedove si radono a zero dopo la morte del marito e non è raro vedere tonsure sulla testa di un bambino dopo la morte di un genitore (di solito il padre).

Per i Sikh il Kes è una delle cinque regole con la “K”. La regola Kes prevede che i capelli e la barba non debbano mai essere tagliati perché sono un simbolo della perfezione divina nel creato. Non bisogna interferire quindi con le funzioni del corpo e avvolgere i capelli in un turbante e sono pettinati frequentemente con un Kangha (un’altra delle cinque “K”). Kangha è un pettine di legno o d’avorio per raccogliere i capelli lunghi e tenerli ordinati. È quindi simbolo di spiritualità controllata. Spesso un kirpan (pugnale) in miniatura è incastonato nel pettine. Le altre quattro K sono: Khacch, pantaloncini indossati sotto l’abito, simbolo di continenza. Kara, braccialetto d’acciaio al polso destro, simbolo della forza e dell’unione con Dio e gli altri Sikh. Kirpan, pugnale (per uso non violento) dai venti ai novanta centimetri. Simboleggia il coraggio nella difesa del giusto. Sono i cinque segni del khalsa (“l’esercito dei puri”). Un gruppo di fedeli Sikh che si dedicano al servizio militare della comunità. Il decimo guru (maestro), Guru Gobind Singh, nel 1699 fondò questo ramo ortodosso dei Sikh, religione professata da venti milioni di fedeli, in India. Gli uomini del khalsa si chiamano tutti Singh (“leone”) e le donne tutte kaur (“principessa”). L’undicesimo guru è il Wahe Guru, il guru supremo: Dio.

Fede e capelli anche per i bambini. La tribù keniota dei Gikuyu taglia i capelli a forma di croce ai bambini per spaventare gli spiriti malvagi che provocano le epidemie.

Nel battesimo cristiano ortodosso, subito dopo il rito fonte battesimale vi è la cresima, dove il bambino riceve il miron, l’olio Benedetto dal patriarca. Poi vi è la tonsura. Al bambino sono tagliate tre ciocche di capelli a forma di croce.

Da ultimo l’aspetto più doloroso. In India ad una ragazza che decida di consacrarsi suora gianista, durante la cerimonia di investitura vengono letteralmente strappati tutti i capelli a ciocche – senza anestesia – sino a renderla completamente calva. Da quel momento non potrà mai più vedere nè sentire la famiglia di origine.

Giorgio Nadali

 

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