Lo Ōryōki. Il pasto meditativo e lo “Zen della nonna”

Lo Ōryōki. Il pasto meditativo e lo “Zen della nonna”

Lo Ōryōki è una forma meditativa di consumare i pasti originatasi in Giappone che sottolinea la consapevolezza pratica della coscienza, obbedendo a un ordine rigoroso di movimenti precisi. Un set ōryōki è composto da ciotole nidificate chiamate jihatsu, di solito fatte di legno laccato e utensili racchiusi in un panno. La ciotola più grande, a volte chiamata Ciotola del Buddha o zuhatsu, simboleggia la testa del Buddha e la sua saggezza. Le altre ciotole sono progressivamente più piccole. La ciotola di plastica nera è composta di tre ciotole nidificate, due bacchette, un cucchiaio di legno, una piccola spatola di gomma, un tovagliolo grigio, e un panno di pulitura, tutti ordinatamente avvolti in un panno grigio con un ciuffo che assomiglia a un fiore di loto. Questo è lo stile formale di servire i pasti nei templi zen.

La ciotola stessa è considerata un simbolo di trasmissione da maestro ad allievo. I monaci la ricevono insieme alla veste. L’Ōryōki si è evoluto nei monasteri buddhisti in Cina e in Giappone nel corso di molti anni e fa parte della tradizione buddhista. Sia i monaci sia i laici praticano l’ōryōki per consumare pasti formali nei monasteri Zen e nei luoghi di meditazione. I maestri zen dicono che consumare i pasti con l’ōryōki sviluppa il senso di gratitudine, la consapevolezza e la comprensione di sé. Il cuoco (tenzo) è la figura più importante dopo l’abate di un monastero zen. Letteralmente tenzo significa monaco celestiale. Il suo compito è fornire una giusta alimentazione per la meditazione sesshin combinando gli ingredienti che provengono dalla questua (takuhatsu). I maggiori maestri zen erano cuochi, come ad esempio Dongshan Shouzhu. Importantissima è la kuri, la cucina del tempio zen. La dieta è rigorosamente vegetariana (shojin ryori). In monastero il menù comprende a colazione riso con verdure sotto sale (tsukemono), a pranzo e cena pasta di soia (miso).

Lo Zen della nonna

Rōba-Zen significa letteralmente “Zen della nonna”. È un metodo mite di formazione Zen in contrasto a quello che usa le maniere forti con l’allievo: il Kentsui cioè “pinze e martello da fabbro”. Un maestro può optare per lo Zen della nonna se non se la sente di maltrattare i suoi allievi, anche se il metodo duro Kentsui aiuta a trovare la vera felicità (anjin). Se poi l’allievo si attacca troppo al mondo delle apparenze per lui c’è solo un termine: viene chiamato kan-shiketsu, cioè “spatola secca di sterco”. Infatti, prima della sua invenzione, in Cina veniva usata la spatola di legno al posto della carta igienica.

Giorgio Nadali

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