Il rivoluzionario cattolico

Il rivoluzionario cattolico

Regnava una atmosfera magica quella sera del 13 marzo 2013 in Piazza San Pietro. L’atmosfera tipica degli eventi storici, quella che avvolse Berlino il 9 novembre 1989, tanto per intenderci. E lecito sperare che la Storia , ancora una volta abbia deciso finalmente, di voltare di nuovo pagina. Ascoltiamo queste parole di Papa Francesco : e tanto basterà forse a illuminarci sulla grandezza storica …

“Io non parlerei nemmeno, per chi crede, di “verità assoluta”. Ora, la verità, secondo la fede cristiana, è l’amore di Dio per noi in Gesù Cristo, tant’è vero che ciascuno di noi coglie la verità e la esprime a partire da sé, dalla propria storia, dalla sua storia e cultura, dalla situazione in cui vive. La verità si dà sempre e solo come un cammino e una vita.”
Sono parole dalla portata rivoluzionaria nonché ispirate a una apertura di mente e di cuore a trecentosessanta gradi, come risulta chiaro a chiunque mastichi anche soltanto un poco di teologia e si intenda anche soltanto un poco di Chiesa, abituata da almeno cinque secoli a questa parte – ma il processo storico era iniziato moltissimo tempo prima, grossomodo già nel quinto secolo dopo Cristo- a proporre (e a volte, ahimè, ad imporre) una visione della verità centrata sulla dottrina. Il sogno e al tempo stesso il programma del nuovo pontificato consiste nel riportare l’Amore (la maiuscola è d’uopo, in quanto si tratta di quello divino e quindi incondizionato), che è soprattutto esperienza, al centro della vita della Chiesa, in piena sintonia con la volontà e la testimonianza di Gesù Cristo.

Basterebbe un semplice sguardo da lontano e dall’alto per rendersi conto di quanto il mondo attuale appaia privo di punti di riferimento e lo scialbore da cui pare afflitto sembra causato anche dalla carenza di figure carismatiche, un po’ a tutti i livelli. Ebbene, pare proprio che il nuovo Pontefice costituisca una rara eccezione.
Un uomo, il nuovo Pontefice, decisamente “risolto”, si direbbe, sul piano psicologico, ovvero consapevole di sé, rilassato, assolutamente a suo agio, padrone delle proprie emozioni, come già dimostrò chiaramente la sera della propria elezione al soglio pontificio. L’attenzione del mondo intero, era puntata sulla sua persona, eppure il neoeletto pontefice dimostrò di sentirsi assolutamente a suo agio, dando l’impressione di esser pronto ad accogliere l’enorme responsabilità appena piovutagli tra capo e collo con grande forza interiore, non senza un certo gusto, addirittura. Gli innumerevoli milioni di spettatori dello storico evento si trovarono inoltre di fronte a un uomo autentico: chiunque abbia soltanto un minimo di dimestichezza con la psicologia dei personaggi pubblici e degli uomini di potere in particolare sa bene come si tratti di virtù particolarmente preziosa e rara in tale categoria.

I vari osservatori, opinionisti e commentatori nostrani (alcuni dei quali perdono a volte ottime occasioni per tacere, diciamocelo francamente), nella stragrande maggioranza dei casi, spesso non si rendono conto del fatto che la grande novità di Papa Francesco non consiste, nella sua pur sacrosanta ed evidente attenzione verso i poveri, marcata al punto da risultare a tratti martellante. Forse che Giovanni Paolo II non aveva dimostrato, in mille occasioni, il suo insopprimibile amore per oppressi e diseredati di ogni genere, espresso tra l’altro attraverso accorati appelli a credenti, “uomini di buona volontà” e potenti vari, finalizzati a una profonda trasformazione della società? Forse che Paolo VI si mostrò mai indifferente alla sorte dei diseredati di tutto il mondo? L’insistenza di Papa Bergoglio al riguardo è questione di stile, non di sostanza. La vera rivoluzione di Papa Francesco – della quale la dimensione sociale non è che la diretta conseguenza – è spirituale.

Non v’è chi non veda, indipendentemente dall’orientamento religioso, che la Chiesa Cattolica, al di là dei suoi indiscutibili meriti millenari sul piano spirituale, culturale e sociale, così come è strutturata, presenta troppe incongruenze rispetto al messaggio originale di Gesù Cristo e all’esperienza cristiana dei primi secoli. Un potere temporale esteso come una piovra dai mille tentacoli, spesso mascherato attraverso colossi finanziari, una struttura gerarchica ricalcata sul modello delle monarchie assolute del diciassettesimo secolo e tutta centrata sul maschile, un moralismo soffocante e un dogmatismo rigido sono realtà evidenti che i fedeli assai spesso non sono più disposti a censurare o a subire come successe per secoli, anche a motivo dell’inevitabile apertura ad esperienze religiose e spirituali altre rispetto alla cattolica, ormai accessibili a tutti grazie alla globalizzazione e al trionfo della tecnologia. Valorizzando l’attuale situazione storica, particolarmente favorevole alla ricerca della spiritualità, Papa Francesco reagisce con chiarezza di intenti e con decisione di fronte a tale malessere, che serpeggia all’interno della Chiesa un po’ a tutti i livelli, determinato a curarne a fondo non solo gli effetti, ma sopratutto e prima ancora le cause.

Di qui il suo impegno a favore di una Chiesa “povera”, ma attenzione, occorre intendersi bene sul significato dei termini, specialmente in un Paese come il nostro, in cui fare di ogni erba un fascio è da secoli uno sport nazionale. “Povera” non significa infatti “priva di mezzi”, bensì centrata sulla spiritualità e a questa ispirata. di conseguenza libera da ambizioni di potere e lontana da ogni cupidigia e ricerca di denaro e beni materiali, insomma determinata a seguire l’insegnamento di Cristo: “Il mio Regno non è di questo mondo”, ovvero è basato sull’Amore incondizionato e sul rapporto con Dio. E’facile obiettare che, in fondo, già la Riforma Protestante si era prefissa obiettivi analoghi, col risultato di causare quella profonda frattura all’interno della cristianità, tuttora non sanata. Tuttavia, a parte il fatto, tutt’altro che trascurabile, che la Riforma diede comunque un notevole contributo allo sviluppo della cultura, della scienza e financo dell’economia occidentale, oggi i tempi potrebbero essere finalmente maturi per quel grande “salto in avanti” che coinciderebbe poi con un altrettanto grande ritorno alle origini.

Se Giovanni Paolo II è rientrato nel novero dei Grandi della storia” grazie sostanzialmente all’amore che è riuscito a trasmettere all’umanità intera, al di là di ogni barriera, si può senz’altro affermare che il suo successore argentino sia sulla stessa strada. Tuttavia di rado, il pur straordinario pontefice polacco riusciva a liberarsi da quella drammaticità, legata evidentemente al suo vissuto nonché alla pesantezza del suo ruolo, che pare invece del tutto assente dalla figura e dal messaggio di Bergoglio, giacché dall’una e dall’altro traspare una serenità di cui il nostro mondo tormentato ha così bisogno. Una serenità che nasce da un profondo amore “tridimensionale” (ovvero rivolto verso tre obiettivi di fondo: Dio, se stessi e il prossimo).
Se il nuovo Pontefice sconcerta l’opinione pubblica, conquistando i cuori e scandalizzando i benpensanti invitando fedeli sconosciuti, magari giovanissimi, a dargli del “tu”, spingendosi al punto da telefonare a casa loro, suscitando la sorpresa che si può immaginare, se resta coerente col semplicissimo stile di vita così caro al suo Santo preferito, – di cui ha scelto di portare il nome – tutto ciò corrisponde a un sentire (prima ancora che a un ragionare) chiaro e netto.

Papa Francesco vuole dimostrare al mondo coi fatti soprattutto, ma anche con le parole, che il Cristianesimo autentico è Amore incondizionato, quell’ amore che vede in ogni essere umano innanzitutto un figlio di Dio, con tutte le potenzialità e i diritti che da ciò derivano. Ora, quel Gesù Cristo maestro insuperabile di Amore incondizionato – che troppo pochi hanno realmente cercato di comprendere, al di là del riempirsene la bocca – ha dimostrato in maniera inequivocabile di infischiarsene di ogni etichetta, maschera e ipocrisia delle quali la società materialista , noiosa e superficiale, oggi come ai tempi di Gesù Cristo si nutre abbondantemente. Il Pontefice argentino, sulla scia del Nazareno, dà persino l’impressione di divertirsi un mondo a infliggere ripetutamente colpi sempre più duri a quel bigottismo – da cui ancora troppi cattolici sembrano affetti – che di ogni spiritualità e in particolare del Cristianesimo autentico costituisce la negazione più sfacciata. Grazie a tale operazione, che il papa Francesco porta avanti con la scientificità e la passione con cui un giocatore esperto di bowling riesce ad abbattere in un colpo solo una intera squadra di birilli, il nuovo successore di Pietro riesce a sconcertare, sensibilizzare e perfino a divertire la sensibilità dell’opinione pubblica mondiale.

Diciamocelo francamente: col “primato della politica” e dell’economia , con l’esasperazione del sociale ci avevano veramente stufati! E pensare che oggi è la scienza (ad esempio la psicologia) a dimostrarci che l’uomo è innanzitutto anima, ossia pensiero, sentimento ed emozione! In altre parole, se vogliamo seguire il corso della natura, il solo capace di indicarci la strada della realizzazione della nostra personalità nonché, in prospettiva, della felicità, occorre tener presente che prima di tutto viene l’anima o, se si preferisce, il cuore. Non v’è chi non veda che, se vogliamo scendere in profondità, fino ad raggiungere le istanze più profonde dell’anima umana, che altro troviamo se non una invincibile anelito all’amore?

Non v’è chi non veda che un po’ tutte le tragedie della storia e molte tragedie dell’esistenza nascono dalla devastante logica dell’ “un contro l’altro armato” che in modo particolare nell’ultimo secolo inondò il mondo di lacrime e sangue: guerre, rivoluzioni e varie manifestazioni do quella pestilenza che è poi la peggiore di tutte, ovvero l’odio. Grazie alla propria esperienza sudamericana, Papa Bergoglio sa bene quanto la miseria possa fomentare divisioni di ogni sorta: di qui il suo prendere con tanto coraggio sul serio la causa dei diseredati, quasi a voler dimostrare quanto la spiritualità autentica sia concreta.

L’ Amore incondizionato vede in Papa Francesco un indiscutibile portavoce e maestro si propone come alternativa radicale a tale trionfo della sofferenza, trovando il suo naturale sbocco nella gioia che diventa così uno stato di coscienza costante. Non a caso, il pontefice argentino ha dedicato proprio al tema della gioia, così centrale nella prospettiva di un Cristianesimo finalmente liberato dagli orpelli e dai fraintendimenti venutesi ad accumulare nel corso dei secoli – Guarda caso “Evangelium Gaudii” titolo della l’esortazione apostolica scritta dal nuovo Pontefice significa proprio la gioia del Vangelo.

Ci sia concesso ancora di osservare che non conta soltanto ciò che si afferma e si propone: l’energia trasmessa dal messaggero gioca senza dubbio un ruolo fondamentale ai fini dell’attendibilità del messaggio stesso. Ebbene, questo straordinario personaggio trasmette una energia assolutamente coerente rispetto al messaggio di amore e di gioia da lui annunciato e incarnato con grande spontaneità e naturalezza.

L’Illuminismo e la Rivoluzione industriale, al di là dei loro innegabili meriti, avevano fortemente indebolito l’anima dell’uomo occidentale, ingabbiandola in un razionalismo cupo e soffocante. Papa Francesco, con la sua umiltà profonda che è poi l’altra faccia della medaglia rispetto alla innegabile autorevolezza così connaturata la suo carisma, è uno dei pochissimi personaggi (o forse addirittura l’unico?) capaci di puntare dritto al cuore. A tre anni dalla sua elezione al soglio pontificio, si è già guadagnato un posto di primo piano nella storia della Chiesa e nel cuore dell’umanità: vogliamo deciderci ad ascoltarlo e a prenderlo sul serio?

Marino Parodi

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